Le stanze che restano
Ci sono stanze che continuano a esistere anche quando nessuno le abita più. Non chiedono attenzione. Non reclamano memoria. Restano lì, fedeli a una forma che non serve più a nessuno. Le finestre si aprono ancora, ma non per aspettare. Solo per far entrare una luce che non riconosce più nulla. I muri ascoltano senza capire. Hanno imparato il silenzio come una lingua madre. Un silenzio fatto di abitudini scomparse, di passi che non tornano, di oggetti lasciati dove non verranno più cercati. In certe stanze il tempo non passa. Si deposita. Strato dopo strato. Come polvere che non pesa, ma resta. Non sono luoghi tristi. Sono luoghi inermi . Non chiedono di essere salvati. Non vogliono essere riempiti. Hanno smesso di aspettare una funzione. Forse abitare non significa occupare uno spazio, ma attraversarlo lasciando qualcosa che non si vede. Un gesto imperfetto. Un’ombra. Un errore. Quando anche quello scompare, la stanza resta. Ma non è più un luogo. È solo l...